Roma non è stata fondata solo sulla pietra. Roma è stata fondata sull’acqua. Prima dei marmi, delle cupole e dei sampietrini, c’era il Tevere. Un fiume lento, sacro, torbido, che non attraversa Roma. La genera. Poi sono arrivati gli acquedotti, le terme, le fontane. E oggi i nasoni, piccoli miracoli di ghisa che continuano a regalare acqua a chi passa.
Ma a Roma esiste una fontana diversa da tutte le altre. Bisogna cercarla in piazza San Salvatore in Lauro, a due passi da via dei Coronari. E bisogna chinarsi. Perché il suo segreto sta a trenta centimetri da terra. È la Fontanella del Leone. Risale al 1579, al tempo di papa Gregorio XIII. Una piccola nicchia nel muro, una testa di leone in marmo bianco, consumata dal tempo, e una vaschetta bassissima. A misura di muso. Qualcuno l’ha chiamata la fontana dei cani. Forse non sapremo mai se sia stata davvero l’unica fontanella per cani del mondo. Ma è sicuramente una delle più antiche e misteriose. Qui, dove un tempo secondo la tradizione crescevano gli allori, da cui il nome Lauro, Roma sembra ricordarsi degli ultimi. Non dei papi, non dei principi, non dei turisti. Dei cani randagi. Quelli senza padrone, senza casa, senza nome. Venivano qui. Abbassavano il muso. Bevevano dalla bocca di un leone. Ed è questa l’immagine più bella. Una città immensa, feroce, monumentale, che per un istante si inginocchia. Non davanti al potere. Ma davanti alla sete di un cane.
