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KUSHIRIKISHANA

KUSHIRIKISHANA è un termine in lingua swhaili, la più diffusa nell’Africa dell’Est, che non trova esatta traduzione in italiano: in senso generale significa “cooperazione tra popoli”.

PITCH
Un lago unisce tre stati africani, il “Floating Mobile Hospital” unisce l’urgenza sanitaria di tre popoli, il professor Gentilini comprende la loro lingua: kushirikishana.

NOTA DI INTENTI
Questo documentario nasce con l'intenzione di raccontare il progetto sociale e umanitario di un'associazione medica, “MEDeMED – Medicina e Mediterraneo”, la costruzione di un battello molto particolare, il “Floating Mobile Hospital”, dotato di attrezzature mediche, che possa offrire, ai villaggi più isolati che si affacciano sul Lago Vittoria, un servizio di pronto soccorso e di trasporto dei malati nelle strutture mediche più vicine.
Il documentario ha lo scopo di contribuire alla realizzazione del progetto pubblicizzando l'iniziativa e favorendo la raccolta di fondi, nonchè di poter partecipare, anche economicamente, alla realizzazione di questo sogno.

PROGETTO “Floating Mobile Hospital”
Il Floating Mobile Hospital è il progetto sociale e umanitario che l’associazione del prof. Luigi Gentilini, MEDeMED - Medicina e Mediterraneo, sta portando avanti con l’aiuto della Marina militare italiana e del Ministero degli Esteri, lungo le rive del lago Vittoria in Africa.

IPOTESI PER IL DOCUMENTARIO
“Lungo le rive del lago Vittoria, abitano milioni di persone. Durante le mie visite alle poche strutture ospedaliere esistenti lungo le rive e nell’entroterra, ho conosciuto della gente che in vita sua non aveva mai visto un uomo bianco, l’ultimo a passare di lì era stato l’esploratore Livingstone” racconta il professor Gentilini, mentre nel suo studio di Roma, ci mostra delle fotografie, che documentano alcuni interventi chirurgici da lui realizzati in Africa. Quelle fotografie ritraggono fatiscenti strutture sanitarie (spesso capanne o semplici stanze dove l’igiene non è mai esistita).
In questi luoghi i medici e il personale hanno grandi difficoltà a prestare la propria opera, non ricevendo alcun aiuto dai rispettivi governi. Lanciano un grido d’ aiuto che dall’Africa più bisognosa giunge a noi. E quel grido è stato raccolto dal professor Gentilini e dalla sua associazione MEDeMED, che appena riuscirà a completare la costruzione del Mobile Floating Boat, sarà un’importante realtà in una zona grande almeno il doppio dell’Italia, con l’unica struttura sanitaria in grado di poter fornire un’assistenza all’avanguardia e un servizio di trasporto dei malati. L’idea è semplice: “far viaggiare l’ospedale e non i pazienti”. Ci racconta Luigi Gentilini, che “operando spesso senza poter disporre delle attrezzature tecnologiche minime per eseguire qui da noi un banale intervento, senza un ecografo e senza avere tutte quelle accurate analisi che precedono un intervento, mi sembrava di essere tornato indietro ai miei primi anni di professione e di sentire i racconti di chi mi aveva preceduto. Eppure, quando intervieni con una semplice trombetta acustica di legno per sentire il battito di un neonato ancora nel seno della madre o esegui una delicata operazione per un tumore al ginocchio e riesci a salvare la gamba a quella ragazza che i colleghi africani davano per spacciata, capisci l’importanza della vita, ti senti utile, comprendi quanto possa servire quel poco che sei in grado di dare”. Ma l’ospedale galleggiante non sarà solo una struttura sanitaria capace di accorrere, da un luogo all’altro, per prestare soccorso a quella popolazione che spesso, in mancanza di medici o per ignoranza o per sfiducia nei loro confronti, si affida agli “stregoni” per guarire da mali che neppure conoscono e che a volte per poter essere sconfitti necessitano di cure immediate e per loro costosissime. Il battello dovrà rappresentare anche un “ponte”, una opportunità di “incontro” tra popolazioni divise e spesso in lotta tra loro. Nei sogni del professor Gentilini, l’MFH dovrà rappresentare un “luogo in cui le diverse culture, quella africana, che dobbiamo rispettare, e quella europea, si incontrano, dialogano e collaborano per l’uomo”. L’iniziativa che l’associazione MEDeMED sta portando avanti, vedrà impegnati altri colleghi del professore, i suoi studenti e tutti quei medici, non solo italiani, che sono disposti a fare “un’ esperienza che prima che scientifica e didattica è soprattutto umana. Lì non esiste solo il rapporto medico-paziente, ma tutto diviene un momento di condivisione e di scambio di esperienze, di sentimenti. Le tante difficoltà diventano una spinta a dare di più”. Chiediamo quanto dura una giornata di lavoro (ma immaginiamo la risposta): “ventiquattr’ore. Non ci si può fermare, lì la gente ha bisogno, lì la gente muore per una appendicite. Spesso arrivano in ospedale sfiniti dal viaggio e spesso, magari dopo aver perso tempo dagli stregoni, è rimasto poco da fare. Quando sei in Africa - continua il professor Gentilini - non sei più un oncologo, un cardiologo o un ortopedico: sei semplicemente un medico. Non esistono più le specializzazioni, devi fare di tutto. Per noi medici occidentali, forse troppo schiavi della tecnologia, è una esperienza distruttiva e allo stesso tempo unica. Comprendi, se ancora non lo avevi capito, cosa vuol dire essere un medico”.


SCHEDA TECNICA

GENERE: Documentario
DURATA: 50'
REGIA: Edgardo Fiorini
DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA: Valerio Azzali
PRODUZIONE: EDFILM S.r.l.
LUOGO RIPRESE: Lago Vittoria (KENYA, TANZANIA, UGANDA)

 


Luigi Gentilini davanti all'ospedale oncologico di Dar Es Salam


Luigi Gentilini e il direttore dell'ospedale oncologico